'State of Mind - Sebastiano Festa/Nagai Yoshitaka'
'Quaderni dell'impostura - Alessandro Assiri'
'Modulazione dell'empietà - Alessandro Assiri'
'Il giardino dei pensieri recisi - Alessandro Assiri'
'Morgana e le nuvole - Alessandro Assiri'
'Sui passi per non rimanere - Alessandro Assiri'
'Liberami dal male - Pietro Presti'
‘La fragilità dei corpi - Pietro Presti’
'Un posto nel mondo'
'Quaderno di Jacopo'
'Angeli da un'ala soltanto'
'L'ultimo Rave - Andrea Massaro'
'Facciamo un gioco'
'Hotel California'
'L'Alchimista'
'Cordelia'
'Le intermittenze della morte'
'Episodi incendiari assortiti'
'Morte malinconica di un bambino ostrica'
'Aquile e angeli'
'Powerbook'
'Il silenzio che viene alla fine'
'Ma le stelle quante sono'
'L'odore del tuo respiro'
'Il diario di Suzanne'
'Le parole che non fanno rumore'
Passerà questa notte,
scivolerà, come lacrime d'olio,
sulle tue guance che sono
bianche d'infanzia mancata,
pallide d'amore solitario...
Occhi per vederti i battiti del cuore
e orecchie per sentirti i pianti
mentre,
ancora, come a cinque anni
muovi silenziosa le ali
a cercare di fare magie.
Passerà questa notte,
danzerà sullo stomaco
con i tacchi a spillo
passi scomposti di un vecchio tango
e poi, denudandosi dai pesi ai piedi,
correrà su prati di erba fresca
dove sarà magia il sorriso
che si aprirà sulle tue labbra.
Passerà questa notte
che forgia come armi inutili il dolore
e lascerà tra le mani
al posto delle lame
la polvere di stelle che hai nell'animo.
E se a cinque anni facevi magie
ora sei tu la Magia.
.
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< [Ieri sera era amore - Alda Merini]>
Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi,
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati,
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l'ho detto
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole.
.
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Parigi è nei capelli di chi passa
nel palmo che stringendo non sottrae
e nella pioggia che riserve timidezze.
E' casa in ogni strada che si offre
con angoli di felicità per ciascuno
nelle lunghe cosce dei viali.
Dove siamo stati aspettandoci, quando dicevamo manca e ci si attrezzava a sommare i segni, le domande incomplete nella stanza accanto. Siamo l’impronta che gioca il polpastrello appena, orientata nella mappatura dei contorni, dove la pelle allunga il tempo sulla lingua, e si sta l’uno nell’altra ad esser vita. Accaduti al futuro a cancellare gli altrimenti, pronunciando l’odore di sillabe e sassi, per saperci presenti anche nelle mancanze, di ogni tutto fatto a pezzi, di questi appena che spingevano, distanti adesso poco nell’ormai già arrivato. Noi che ci siamo riconosciuti accanto per trovarci, con l’inevitabilità delle dita da poter continuare, nei centimetri di pelle che riaffiorano in avanti, di quando vivere è il presente che respira, nell’insaziabilità delle mani sporche d’urgenza, accordando un restare che costruiamo raccontandoci. Il tuo nome è sciolto nelle cose, dalla bocca ai polsi l’attesa necessaria ad arrivare, nella mano dove tutto è scritto quella voce che si stacca appena. Siamo pelle della stessa misura degli innamorati che prendono alla sprovvista e si abitano. La tenerezza, il silenzio da ascoltare, l’avvolgente progetto dell’assieme anche nell’ingovernabile abitudine alla parola, quando il fiume coagula nella pancia e serve la tua lingua a tracimare il dire. Poi facciamo ancora l’amore, te lo chiedo mentre svegliamo le mani una mattina, con la punta delle dita a riempirci i vuoti e le labbra ad asciugarci il sonno dagli occhi, transitando senza placare il dire in quest’urgenza di pelle che c’impara lenti.